Passione e perizia con l’istruttore Davide!

IL PERSONAGGIO.  Il mondo del Salvataggio è fatto di storie e persone. Noi di Rescue Italia proviamo a raccontarlo, un pezzo alla volta, con l’aiuto di tutti gli amici che ci seguono. Uno dei personaggi più innovativi e appassionati in cui ci siamo imbattuti in questi anni è Davide Gaeta.
Ai tempi di questa intervista era già sia istruttore di salvamento SNS, celebre per i suoi corsi per bagnino molto intensi e approfonditi, sia istruttore OPSA della Croce Rossa, con cui ha lavorato a tempo pieno per i Soccorsi Speciali del Settore Emergenza della CRI Nazionale.
In questi anni è cresciuto molto in tutti gli ambiti che concernono il settore del soccorso acquatico, diventando l’istruttore più seguito e conosciuto in Italia.
Nel tempo la nostra conoscenza si è fatta più intensa e Davide oggi è un amico di Rescue Italia e Direttore dell’Academy di Rescue Italia. Ah, quasi dimenticavamo ha un bellissimo blog e ha recentemente sfornato un libro sul SUP che trovate, ovviamente, in vendita anche nel nostro shop.

Questa è l’intervista che gli facemmo qualche anno fa:
Ciao Davide! Come ti sei avvicinato al mondo del salvataggio?
La passione per il mare mi è stata trasmessa in famiglia, in particolare da mio padre.
Ho intrapreso relativamente tardi l’approccio con l’acqua, imparando a nuotare alla “tarda età” degli 11 anni, da allora è stato un continuum di esperienze legate al mondo acquatico.
Cosa ti piace di più di questo mondo?
La cosa che di più ho potuto apprezzare di questo settore sta nella moltiplicità delle sfaccettature con cui può essere sviluppato. Per alcuni è un lavoro stagionale, per altri unica fonte di reddito. Viste le mille competenze del bagnino di salvataggio, ho inoltre sempre valutato questo mestiere un punto di partenza per sviluppare svariate attitudini (alcuni bagnini diventano in futuro titolari di stabilimenti, istruttori di nuoto, o proprio attraverso la rete di contatti acquisita in spiaggia prendono decisioni rilevanti per il proprio futuro lavorativo e non).
Mezzo di salvataggio preferito?
Senza dubbio la Rescueboard: affidabile, versatile, compagno ideale per ogni bagnino di salvataggio. Purtroppo mezzo poco diffuso sulle nostre coste. Apprezzo molto la variante del SUP-Rescue che per attività di sorveglianza ed assistenza risulta  davvero eccezionale.
Quel’è la cosa che ritieni più importante?
La consapevolezza che nessun corso di salvamento può dare da solo le competenze complete per gestire un’emergenza reale. La piscina e il mare calmo non possono in alcun modo simulare le condizioni dell’area dei frangenti. Nel mare mosso scordati di poter praticare una presa, di non «far bere» il pericolante, di usare la gambata rana, la sforbiciata. In quelle condizioni berrai tu e berrà lui e non c’è modo di evitarlo. Quello che insegniamo nei corsi sono concetti, non protocolli.

E’ necessario quindi allenarsi nel tempo libero in condizioni di mare estreme (con le dovute precauzioni, salvagente al seguito, pinne,…).

Lo cosa che ritieni più sopravvalutata?
Nella formazione classica dei corsi bagnino si perde troppo tempo a curare concetti come il tuffo frenato, il traino di pericolante incosciente (spesso con prese assurde), idiozie teoriche come le prese di liberazione.
Negli ultimi anni oltretutto si sta tendendo ad aggiornare il bagnino di salvataggio solo dal punto di vista “sanitario” (competenze sicuramente necessarie nel bagaglio di qualsiasi soccorritore) a discapito delle capacità tecniche e fisiche, abilità fondamentali per il soccorso tra i frangenti.
Cosa cambieresti dell’attuale sistema di Salvataggio ?
– Rinnovo annuale con prove in acqua e corso di aggiornamento;
– Dare più peso nei corsi all’utilizzo dell’attrezzatura e alle prese di contatto (gestione verbale dell’emergenza, supporto psicologico);
– Sessioni di addestramento in condizioni di mare mosso;

– Simulazioni di emergenze REALI;

– Iniziare a parlare anche di un programma di allenamento del soccorritore acquatico.
Il salvataggio che meglio ricordi?
Settembre inoltrato, stagione in chiusura, una sola signora in spiaggia che decide guarda caso di farsi il bagno in piena rip current. Pur conoscendone l’inefficienza entro con salvagente anulare vincolato a rullo. Raggiunto con difficoltà il pericolante, interpongo il salvagente ma un frangente me lo sposta e vengo “agguantato” e graffiato dalla signora in stato di panico. La invito a staccarsi ed aggrapparsi al salvagente, ma nulla. Vengo recuperato da terra aggrappato al salvagente con la signora addosso.
Cosa pensi di Rescue Italia?
RescueItalia è un portale molto interessante in quanto va a trattare quegli argomenti inerenti il mondo del salvamento che spesso vengono bypassati durante i corsi. Oltre ad essere un “punto di ritrovo” dei bagnini italiani è anche un forte mezzo finalizzato a promuovere la sana figura dell’assistente bagnanti. Quindi … bravi!

Questa intervista è del 2017. Sono passati 4 anni, come ce li riassumi? Quali scenari intravedi per il salvataggio italiano?

Pian piano si sta iniziando a creare un’idea di lifeguarding professionale anche in Italia.
C’è una nicchia di professionisti che dal punto di vista formativo non si ferma al solo brevetto, ma vive un percorso professionale di formazione continua, ad esempio partecipando ad eventi come il Workshop Rescue Italia.
Un altro buon risultato è lo sviluppo dell’idea di salvamento come lavoro di squadra e non come attività individuale: molte cooperative e società di assistenti bagnanti puntano sull’addestramento della squadra-lifeguard, anche (e soprattutto) se composta da operatori provenienti da didattiche differenti. Team-building inizia a diventare una parola-chiave anche tra colleghi che lavorano in stabilimenti limitrofi.
Con il lavoro fatto finalmente si può dire che la rescue board in Italia è ormai una realtà, non obbligatoria, ma per lo meno presente e conosciuta.
Purtroppo in questi anni sono avvenuti anche episodi drammatici, come la perdita di operatori del soccorso acquatico durante azioni di salvataggio; l’altra faccia della medaglia è che queste tragedie possono far aprire gli occhi sull’importanza della sicurezza di un soccorritore, sia per quanto riguarda la formazione che per ciò che concerne le corrette dotazioni da impiegare.
La pandemia COVID ha toccato tutti i settori, e sicuramente anche il salvamento, ma più che altro devo dire che, almeno per quanto riguarda gli istruttori, ha reso ancora più palese la distinzione tra chi il mestiere lo conosce e chi l’ha visto soltanto su manuali e slide.
Infine ci sono i social. Anche il nostro settore ha scoperto il web, cosa che ha portato tante nuove leve ad avvicinarsi e appassionarsi a questo mondo; ciò non vuol dire che tutto ciò che si trova in rete è qualità, per questo anche online bisogna imparare a fare distinzione tra professionisti e hobbisti.