La Rescue Board

Il futuro del salvataggio

La RESCUE BOARD è uno degli strumenti per il salvataggio maggiormente utilizzati nel mondo. Si tratta di una tavola da surf con una lunghezza che varia dai 10 ai 12 piedi (da 3 a 3.6 metri) ed uno spessore maggiore di una tavola tradizionale per assicurare la galleggiabilità a due persone. Viene adoperata da un singolo operatore ed è dotata di maniglie laterali per far attaccare i pericolanti (fino a 10). Nonostante una lunga ricerca sul web, non conosciamo la sua origine storica ma presumibilmente è da collocarsi a cavallo degli anni 50′ e 60′. E’ molto utilizzata nel mondo anglosassone (Australia, Gran Bretagna, USA) e, generalmente, sugli oceani (in Portogallo).

Si utilizza come una tavola da surf e una volta raggiunto il pericolante lo si fa sdraiare sulla tavola per poi riportarlo a riva.

Ha dei notevoli punti di forza rispetto al tradizionale pattino di salvataggio:

– viene utilizzata da un solo operatore … e questo anche molti pattini lo sono, soprattutto in Adriatico.

– è più veloce nei primi 100 metri.

– è leggera quindi facilmente posizionabile nei punti dove è maggiormente necessaria.

– permette all’operatore di trovarsi più vicino al pericolante ed effettuare una più precisa diagnosi.

– è meno pericolosa in caso di ribaltamento, è composta di materiali leggeri. (chi scrive questo articolo lo sa perché è stato colpito in testa durante un salvataggio).

– permette di superare la linea delle onde più facilmente ed è più sicuro e semplice per rientrare a riva.

Punti deboli rispetto al pattino (moscone):

– se ci sono più pericolanti è quasi impossibile rientrare a riva per cui diventa necessario il supporto di un pattino.

– non è uno strumento autorizzato da tutte le ordinanze di balneazione emanate in Italia …ma questo punto lo affrontiamo più avanti.

Rispetto al baywatch il rapporto punti di forza/punti di debolezza è totalmente a vantaggio della Rescue Board se non quando il mare è in condizioni proibitive (ovvero non surfabile con serie molto ravvicinate ed il pericolante si trova oltre la linea delle onde).

Arrivando all’applicazione italiana. L’Ordinanza di Balneazione dipende dal locale Comando di Capitaneria di Porto e differisce a seconda della tipologia della costa, dei regolamenti regionali, del tipo di turismo della zona e dall’approccio delle locali associazioni di salvataggio. E’ per questo che alcune Capitaneria hanno inserito la Rescue Board fra le strumentazioni mentre altre no. E’ comunque uno strumento complementare al pattino di salvataggio e deve essere omologata.  E qui viene il bello … perché al momento non sembrano esserci Rescue omologate Ri.Na o simili sul mercato (Il Ri.Na è uno degli enti certificatori dei natanti). E’ al tempo stesso alquanto improbabile che qualcuno vi possa denunciare perché l’avete salvato con un mezzo non omologato.

Detto questo in Italia viene già utilizzata con ottimi risultati ed è opinione dell’autore di questo articolo che un vero bagnino deve saper adattarsi e raggiungere l’obbiettivo. E l’obbiettivo di ogni bagnino è quello di salvare la vita a coloro che si sono cacciati nei guai. Il rispetto pedissequo della legge in certe situazioni va lasciato in secondo piano … e comunque utilizzare una Rescue Board non vi permette di essere esenti dall’avere e saper utilizzare tutti gli altri strumenti di salvataggio.

I prezzi delle Rescue Board variano da 750 a 900 euro. Ecco una lista di venditori di tavole Rescue che si possono trovare sul web: Wetiz, Marine-Rescue, Lifeguardmaster, Krackasurfcraft, Bennettsurfboards, Kraka, Waterdreams e Holy Sport. Il mercato delle Rescue ha sviluppato anche la versione AIR con tavole che si possono facilmente trasportare sul luogo della sorveglianza e gonfiare sul posto: RRD, Safewaterman e Indiana Sup.