Surf, assistente bagnanti e Ordinanza di Balneazione

perché tutti amano le onde!

DISCLAIMER: QUESTO ARTICOLO E’ REDATTO SULLA BASE DELL’ORDINANZA DI BALNEAZIONE EMANATA DALLA CAPITANERIA DI PORTO DI VIAREGGIO.

Questo breve articolo analizza il rapporto fra assistenti bagnanti e surfisti.  I motivi di contrasto fra le due categorie possono essere molteplici ma come alcuni lettori si saranno resi conto la filosofia di Rescue Italia è di trasformare i punti di debolezza in punti di forza. Quindi deponete la vostra ascia di guerra e leggete attentamente.

Il surf viene trattato in alcune ordinanze di balneazione e sostanzialmente vietato. Poiché il suo utilizzo è consentito fuori dall’area di balneazione quindi oltre i 300/400 metri oppure fuori dall’orario di balneazione. Una possibilità sostanziale è quella di farlo di fronte a spiagge libere non sorvegliate e pur sempre mantenendo la distanza di almeno 60 metri da qualsiasi bagnante.

Sostanzialmente il surf viene visto come un pericolo ed il surfista come un pericolo pubblico. In zone dove le spiagge non sono molto vaste e la concentrazione di bagnanti è elevata la Capitaneria di Porto è passata all’azione ed ha multato alcuni surfisti.

Unica eccezione: il surf viene concesso di fronte gli stabilimenti balneari (concessioni) che hanno una “Scuola Surf” operativa. Per creare una scuola surf è necessaria una discreta trafila burocratica e la presenza di un istruttore surf con brevetto ISA (deve anche essere in possesso di brevetto valido da assistente bagnanti). Anche all’interno delle aree delle scuole surf l’attività è consentita se non vi sono bagnanti.

Le onde piacciono a tutti. Anche ai bagnanti! E le onde si manifestano dove il fondale è più basso per cui sappiamo benissimo che quando c’è mare mosso si possono verificare situazioni di conflitto e collisioni fra i surfisti ed i bagnanti … che si riversano spesso in conflitti con i bagnini.

Applicare le regole alla lettera è semplice, basta richiamare il surfista alle regole e se persiste alzare il telefono e chiamare la Capitaneria di Porto.

Prima di fare la telefonata proviamo a tenere a mente questi elementi:

  1. I surfisti sono stati decisivi per scongiurare gli annegamenti, anche in Italia, in periodi in cui non era garantita la sorveglianza ma nei quali le buone temperature favorivano la balneazione (aprile ed ottobre). Per sfruttare la potenzialità dei surfisti come prime “sentinelle” del mare, in Australia è stato creato un programma per trasformare i surfisti in primi soccorritori.
  2. Inoltre molti surfsiti sono colleghi bagnini che sfruttano un paio di ore libere per potersi divertire (uno addirittura non riuscì a trattenersi durante il turno e venne multato) e mantenere allenati e nella storia della nostra professione non mancano celebrità del surf come Duke  che sostanzialmente inventò la rescue board.
  3. In Australia ed in USA la spiaggia viene organizzata prevedendo una surf zone  e una non surf zone (cartello a fianco). Forse sarebbe necessario iniziare a pensarla anche nelle nostre Ordinanze? Con i colleghi potete organizzare la spiaggia e convogliare i bagnanti in una zona più sicura e lasciare i surfisti in un’altra.

In conclusione: applicate il buon senso!

Comunicate e capite con chi avete a che fare. Parlate con i surfisti, utilizzano il leash? Se non lo utilizzano ricordategli dell’importanza e obbligateli a tenerlo. Se non lo vogliono tenere allontanateli. Ci sono altre persone in acqua? Se in acqua continuano ad avvicinarsi ai bagnanti intervenite… allontanateli! E se continuano ad essere pericolosi … alzate il telefono!

Insomma cercate di trasformare un punto di conflitto in un punto di forza e ci saranno soltanto vantaggi!