La tragica estate delle piscine italiane

Quella che si è appena conclusa è stata un’estate tragica nelle piscine italiane.

Si è registrato un numero molto elevato di incidenti e di tragedie dovute a molteplici fattori e che hanno colpito principalmente i minori di giovanissima età.

Non è interesse di Rescue Italia, e non lo sarà mai, quello di creare articoli di carattere emozionale che cercano la semplice condivisione per ragioni passionali. Una vita si è persa ed il dolore delle famiglie e delle persone tecnicamente responsabili non può essere certo lenito con il nostro articolo o una semplice “condivisione” su un social.

Rescue Italia si rivolge ad una platea di tecnici ed esperti del settore e dobbiamo necessariamente andare oltre al dolore per capire se vi è una falla, errori di progettazione o azioni sbagliate. Dobbiamo leggere i dati con lucidità e riflettere per fare in modo che grazie ad una opportuna azione di progettazione, azione e comunicazione, tutto ciò non si verifichi più o almeno la percentuale di rischio venga abbattuta.

Cerchiamo quindi di dividere queste tragedie in gruppi dalle caratteristiche simili. Più avanti, nei prossimi articoli, analizzeremo le possibili contromisure.

Il primo gruppo che distinguiamo è quello di un incidente in una piscina sorvegliata con assistenti bagnanti. 

E’ il caso dell’incidente occorso ad un bambino di 4 anni che lasciato per un attimo dai genitori a bordo vasca, annega in una piscina a Mirabilandia. Le indagini sono ancora in corso. Il 17 luglio muore una bambina in una piscina ad uno stabilimento di Marina di Pietrasanta. Forse rimasta impigliata con i capelli in un bocchettone della piscina. Vani i soccorsi. Ci sono 7 indagati.  Il 29 agosto un bambino di 5 anni annega in una piscina a Silvi Marina. Vani i tentativi di soccorso dell’assistete bagnanti. Si ipotizza congestione.

A Villafranca, in Toscana, malore per un bambino di 10 anni in una piscina. Muore poco dopo all’ospedale di Massa.

A Viareggio, è il 16 agosto, quando un turista cinese tuffandosi in piscina va in arresto cardiaco. Non è chiaro se il pericolante abbia sbattuto la testa. Viene prontamente soccorso ma muore nei giorni successivi in ospedale.

Infine, un anziano annega in una piscina nel bresciano. Vengono indagati i bagnini di salvataggio della struttura.

Il secondo gruppo di incidenti è quello in cui possiamo inserire i tragici avvenimenti occorsi in una piscina che non ha la sorveglianza di un assistente bagnanti.

E’ il 12 agosto, siamo a Civitanova ed un malore colpisce un adulto in una piscina privata. Sono le 17 ma non c’è nessuno a bordo vasca per rendersi conto di quanto succeda.

Poi il tragico evento di Viareggio. Un bambino di due anni entra di nascosto nella piscina privata, nelle mura domestiche, ed annega. Vani i soccorsi dei familiari. Una situazione simile si verifica con un bambino tedesco in un hotel a Volterra ma, fortunatamente, dopo il ricovero in Ospedale si riprende.

Dinamica simili alle precedenti succede a Pozzuoli durante un matrimonio. Nella struttura del matrimonio c’è una piscina. Non è protetta, non è sorvegliata. Un bambino di 3 anni sfugge al controllo dei genitori. Si getta in piscina. Annega. I soccorsi risulteranno vani.

L’estate si era aperta con la tragedia di Ghedi, nel bresciano. Un diciassettenne cerca refrigerio in una piscina privata nell’azienda agricola per la quale faceva qualche lavoretto. E’ solo. Forse un malore. Il suo corpo esanime verrà trovato dai vicini più tardi.

Nella copertina di questo articolo trovate un’immagine molto toccante. Parla da sola. Venne elaborata per una campagna di sensibilizzazione dalla Royal Life Saving Society sugli annegamenti in piscina. Ed è proprio così come testimoniano i tanti casi di cui abbiamo parlato in questo articolo : un bambino che annega non fa rumore.