Super salvataggio in pausa pranzo!

CAORLE / PORTO SANTA MARGHERITA. C’è un momento preciso in cui la normalità si spezza e il destino chiede a qualcuno di fare la differenza tra la vita e il dolore immortale. Per Sveva Zelandi, 19 anni, quel momento è arrivato domenica pomeriggio al rientro da una normale pausa pranzo nella zona di Porto Santa Margherita. Ma dove un passante comune avrebbe visto solo il riflesso del sole sulle onde, l’occhio di Sveva ha percepito il pericolo. Un occhio esperto e allenato che, a dispetto della giovane età, è già alla sua quarta stagione in mare come soccorritrice della F.I.S.A. (Federazione Italiana Salvamento Acquatico).

Vicino agli scogli della diga, Sveva nota dei movimenti anomali in acqua. In un attimo scatta qualcosa: non è solo adrenalina, ma l’attivazione immediata di un protocollo interiorizzato in anni di addestramento rigoroso.

Una corsa contro il tempo e la corrente

La corsa lungo la passerella della diga si trasforma in pochi secondi nello scenario più complesso e drammatico che un soccorritore possa trovarsi ad affrontare: un evento con più pericolanti. Tre bambini e la loro nonna si trovano in totale balia delle onde e di una micidiale corrente, a ridosso delle rocce taglienti. L’incapacità di nuotare e la sottovalutazione delle insidie marine stavano per trasformare una domenica di sole in una tragedia immane.

Qui emerge la netta differenza tra il coraggio improvvisato e una formazione professionale d’eccellenza. Gestire una simile emergenza richiede estrema lucidità, gestione dello stress e capacità di coordinamento immediato. Sveva attiva prontamente i soccorsi via radio e si lancia in acqua.

Con assoluta determinazione, la diciannovenne raggiunge il primo bambino vicino agli scogli, riuscendo a portarlo al sicuro sulla diga grazie anche al supporto di alcuni turisti presenti. Ma non c’è tempo per riprendere fiato. Senza alcuna esitazione, Sveva si spinge di nuovo tra le onde per raggiungere il secondo bambino, che la corrente ha trascinato molto più lontano.

Le condizioni del secondo piccolo appaiono subito disperate: è incosciente, in stato di pre-annegamento, cianotico e mostra gravi segni di stress respiratorio. Ogni secondo è vitale. Sfidando la forza del mare, la giovane applica le tecniche di recupero apprese con intelligenza e volontà ferrea. Riporta il piccolo verso la diga dove, nel frattempo, i turisti sul posto hanno creato una vera e propria catena umana per issare i bambini sulla passerella, collaborando strettamente con la bagnina.

Manca ancora l’ultimo tassello: un terzo bimbo è rimasto in acqua, aggrappato a un gonfiabile insieme alla nonna. È a questo punto che il lavoro di squadra si rivela fondamentale. Una collega di Sveva, giunta tempestivamente a nuoto sul luogo dell’emergenza, interviene dando manforte. Insieme riescono a trarre in salvo sia la nonna sia l’ultimo bambino, completando un’operazione di salvataggio straordinaria.

I soccorsi e il lieto fine

Una volta a terra, la macchina dei soccorsi coordinata dal 118 non si ferma. Un’infermiera di Bassano del Grappa, che si trovava per caso in spiaggia, interviene immediatamente avviando l’ossigenoterapia sul bambino più grave in attesa dell’arrivo dei medici rianimatori del Suem, giunti dal cielo a bordo dell’elisoccorso.

Il piccolo è stato trasportato d’urgenza in volo verso l’ospedale di Padova, dove è stato ricoverato in rianimazione. Oggi, fortunatamente, le notizie che arrivano sono positive: il bambino è in via di netto miglioramento. Gli altri due fratellini e la nonna, per quanto profondamente sotto shock, sono stabili e fuori pericolo. Una spiaggia intera ha assistito ai soccorsi con il fiato sospeso, sciogliendosi alla fine in un applauso liberatorio pieno di ammirazione per le giovani bagnine.

A suggellare questa incredibile impresa sono giunte le parole cariche di orgoglio e profonda commozione del Presidente Nazionale della F.I.S.A., Raffaele Perrotta, che ha voluto complimentarsi personalmente con la giovane soccorritrice:

“Il mare ha una forza immensa, ma la sacralità della vita umana ne ha una ancora più grande, se custodita dalla conoscenza. In quei minuti drammatici, Sveva non ha prestato solo le sue braccia al mare, ma ha prestato il suo cuore a un ideale più alto. Quando la tecnica si fonde così intimamente con l’altruismo, il soccorso cessa di essere una semplice manovra e diventa la vera forza di un essere umano, ordine nel caos degli elementi. A Sveva e a tutti i soccorritori intervenuti vanno i ringraziamenti e l’abbraccio di tutta la Federazione Fisa. Con la loro lucidità e il loro coraggio hanno dimostrato che la vera professionalità non si misura negli anni, ma nella prontezza con cui si risponde alla chiamata della vita.”

Se oggi Porto Santa Margherita può raccontare questa storia con il sollievo e il sorriso di un lieto fine, il merito va interamente a Sveva, alla sua collega e alla straordinaria prontezza della squadra di salvataggio.