Il mondo del salvataggio acquatico italiano sta attraversando una trasformazione senza precedenti. Tra nuove normative ministeriali, battaglie per il riconoscimento della professione e la nascita di nuove sigle associative, il 2025 e l’inizio del 2026 segnano uno spartiacque per gli assistenti bagnanti.
1. La Riforma del Salvamento: Il DM 85/2024 e le proroghe
Il pilastro del cambiamento è il Decreto Ministeriale 29 maggio 2024, n. 85, entrato pienamente a regime dopo una serie di rinvii e correzioni inserite nel Decreto Milleproroghe 2025. La riforma mira a standardizzare la formazione e a innalzare il livello di professionalità.
Le principali novità normative:
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Articolazione dei brevetti: Il brevetto non è più unico. Esistono ora tre abilitazioni distinte: Mare, Acque Interne e Piscina, con percorsi formativi di durata differente (rispettivamente 100, 90 e 70 ore).
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Requisiti di età: Per lavorare è obbligatoria la maggiore età (18 anni), mentre per accedere ai corsi l’età minima è 16 anni. È stato introdotto un limite massimo per il primo conseguimento del brevetto (50 anni).
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Validità e Rinnovo: Il brevetto ha ora validità quinquennale (non più triennale), ma il rinnovo è subordinato a prove pratiche più rigorose, alla presentazione di un certificato medico sportivo ed al possesso di un attestato BLSD (Basic Life Support – Defibrillation) in corso di validità.
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Standardizzazione didattica: I corsi devono includere moduli teorici (responsabilità legale, meteorologia) e pratici (nuoto, voga, recupero manichino) molto specifici.
2. Il “Monopolio” e la nascita di nuovi Poli Formativi
Uno dei punti più discussi della riforma riguarda chi è autorizzato a formare i bagnini. Inizialmente, i criteri stringenti (legati al sistema SNaQ del CONI) sembravano favorire la FIN (Federazione Italiana Nuoto), scatenando le proteste degli storici enti come la Società Nazionale di Salvamento (SNS) e la FISA.
Tuttavia, il panorama si è frammentato e arricchito:
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Il Polo del Salvamento Italiano: Recentemente, la FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee) e Federbalneari Italia hanno siglato un accordo per creare un polo formativo di massa, con l’obiettivo di immettere sul mercato migliaia di nuovi professionisti per contrastare la cronica carenza di personale.
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L’accreditamento degli Enti Storici: Dopo mesi di incertezza, enti storici come la Società Nazionale di Salvamento (autorizzazione n. 4 del dicembre 2025) hanno ottenuto il rinnovo ministeriale, confermandosi pilastri della formazione ma con standard adeguati alla nuova legge.
- In definitiva gli enti accreditati a rilasciare brevetti sono FIN, FISA, FIPSAS ed SNS. Forse altri si aggiungeranno in futuro.
3. Associazionismo e Sindacati: La voce dei lavoratori
Storicamente, l’assistente bagnanti è stata una figura poco tutelata, spesso considerata “stagionale e transitoria”. Ha visto una scarsa sindacalizzazione degli operatori sebbene alcune realtà come la FILCAMS CGIL siano arrivate a prendere iniziative coraggiose come il ricorso al Presidente della Repubblica.
Oggi, la nascita di nuove realtà associative e para sindacali sta cambiando la narrazione, puntando sulla professionalizzazione.
Fra le realtà associative nate negli ultimi anni si evidenziano ANAB (Associazione Nazionale Assistenti Bagnanti), Lega dei bagnini della Versilia “Cavalieri del Mare”, Associazione Marinai di Salvataggio, Sezione Lifeguards Italiani della Formiana Saxa Aps ed altre.
Fra gli obbiettivi quello di presentarsi come interlocutore unico davanti al Governo per discutere di contratti collettivi e standard di sicurezza, la richiesta di contratti che non siano solo legati al turismo, ma che riconoscano il rischio professionale e la responsabilità civile e penale del soccorso.
4. Le sfide per il futuro
Nonostante la riforma, restano aperti alcuni nodi critici:
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Carenza di Personale: Molti stabilimenti faticano a trovare bagnini a causa di stipendi ritenuti non adeguati alle nuove ore di formazione richieste e alla responsabilità.
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Spiagge Libere: La riforma spinge per una maggiore sicurezza, ma il costo del salvataggio sulle spiagge libere grava spesso sui comuni, che non sempre hanno i fondi per garantire il servizio.
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Attrezzature: La Riforma non tocca aspetti importanti come l’aggiornamento delle attrezzature di salvataggio anche in correlazione con le normative di sicurezza e precauzione (Legge 81 et simili). Ciò si ripercuote sulle Ordinanze di Balneazione, molte delle quali non vengono aggiornate da anni andando a ridurre il numero di strumenti possibili per effettuare un salvataggio.
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Lavoro di squadra? Se sì questo aspetto non viene affrontato nella normativa né nella formazione. E’ necessario un cambio di mentalità.
- E gli aspetti psicologici del mestiere? Un salvataggio può avere effetti “stressanti” sul fisico ma ancora più devastanti sull’ambito psicologico dell’operatore. Questo è un aspetto di cui poco si parla e poco viene affrontato. Lo scorso anno abbiamo perso un collega che non è riuscito a sopportare il peso di un’evento drammatico avvenuto sul lavoro. Quello psicologico è un ambito fondamentale ed una serie di protocolli e misure andrebbero, quanto prima, messi in atto.














