Gli effetti psicologici del lavoro dell’Assistente Bagnanti

La recente e tragica notizia del suicidio di Matteo Formenti, il bagnino travolto dalla responsabilità dopo l’annegamento di un bambino, accende i riflettori su un aspetto spesso trascurato: il profondo impatto psicologico che la professione del bagnino può avere, specialmente a seguito di eventi traumatici. Se per i vigili del fuoco e le forze di polizia esistono protocolli e supporto strutturati per la gestione dello stress post-traumatico, la stessa attenzione è raramente riservata a chi, pur indossando una divisa diversa, si trova quotidianamente in prima linea nella salvaguardia della vita.

Il bagnino: un “primo soccorritore” dimenticato?

Il ruolo del bagnino va ben oltre la semplice vigilanza. È un soccorritore, spesso il primo e unico, chiamato a intervenire in situazioni di emergenza in cui ogni secondo conta. Un annegamento, specialmente di un bambino, è un evento devastante non solo per le vittime e le loro famiglie, ma anche per chi tenta disperatamente di salvarle. Il bagnino, in quei momenti concitati, sperimenta un’enorme pressione, la paura di fallire, l’angoscia per la vita in pericolo. E se, nonostante gli sforzi, l’esito è tragico, il senso di colpa e il vissuto di responsabilità, reale o presunta, possono diventare un fardello insopportabile.

Il mancato superamento di un evento traumatico può portare allo sviluppo di una serie di sintomi e disturbi psicologici, tra cui:

  • Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD): caratterizzato da flashback, incubi, evitamento di situazioni legate al trauma, ipervigilanza e alterazioni negative dell’umore e della cognizione.
  • Ansia e attacchi di panico: manifestazioni acute di ansia con sintomi fisici intensi.
  • Squilibri emotivi: irritabilità, tristezza profonda, disorientamento.
  • Disturbi somatici: problemi di insonnia, irrequietezza, disturbi digestivi, mal di testa.
  • Sindrome da burnout: esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale, spesso derivante da stress cronico.

A differenza di altre professioni d’aiuto, i bagnini spesso operano in contesti con risorse limitate e senza un supporto psicologico sistematico post-evento. La pressione sociale, unita al giudizio e all’indagine giudiziaria, può amplificare ulteriormente il trauma, trasformando una professione vocazionale in un incubo.

Il confronto con i protocolli delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco

Le forze dell’ordine e i vigili del fuoco sono professioni ad alto rischio, costantemente esposte a eventi potenzialmente traumatici: incidenti gravi, decessi, violenza, disastri naturali. Per questo motivo, nel corso degli anni, sono stati sviluppati protocolli e programmi di supporto psicologico volti a prevenire e gestire gli effetti di tali esperienze.

Vigili del Fuoco:

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ha implementato commissioni permanenti per il supporto psicologico al personale operativo coinvolto in eventi critici e per la prevenzione dei disagi psico-lavorativi. Gli interventi mirano a:

  • Primo sostegno psicologico: immediato dopo l’evento critico, per normalizzare le reazioni e stabilizzare l’emotività.
  • Screening: per identificare precocemente possibili esiti patologici.
  • Gestione dello stress: attraverso strategie di coping e tecniche di intervento focalizzate sul trauma, come la Terapia Cognitivo Comportamentale (CBT) e l’Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR), se necessario.
  • Supporto tra pari: promuovendo la condivisione delle esperienze e la coesione del gruppo.
  • Formazione: sulla gestione dello stress e del disagio.

Forze di Polizia:

Anche le forze di polizia hanno rafforzato le iniziative di tutela della salute fisica e psicologica del personale. I loro protocolli prevedono:

  • Presenza di psicologi: con un incremento del numero di professionisti sul territorio e la creazione di servizi di psicologia all’interno delle amministrazioni.
  • Sportelli d’ascolto: per offrire un primo contatto e un supporto confidenziale.
  • Formazione: sulla gestione dello stress e del disagio, rivolta a tutto il personale.
  • Sostegno immediato: in caso di disagio temporaneo, garantendo la permanenza in servizio anche senza l’arma d’ordinanza, sfatando il mito che chiedere aiuto possa compromettere la carriera.
  • Supporto morale continuo: attraverso contatti con i familiari, consulenza per pratiche amministrative e accompagnamento nelle fasi successive all’evento traumatico.
  • Ruolo proattivo dei Comandanti: nell’offrire spazi di condivisione e nel legittimare le reazioni emotive.

Le lacune nel supporto ai bagnini

A differenza di queste categorie professionali, i bagnini raramente beneficiano di un supporto psicologico strutturato. Spesso, dopo un evento traumatico, si trovano soli ad affrontare il peso emotivo, le eventuali conseguenze legali e il giudizio pubblico. Questo vuoto assistenziale è una falla nel sistema, che espone questi professionisti a rischi elevati per la loro salute mentale. Non esistono percorsi obbligatori di debriefing psicologico o di monitoraggio post-trauma specifici per la categoria.

La necessità di un cambiamento culturale e strutturale

La tragedia del collega Matteo deve servire da monito per ripensare la tutela psicologica di tutte le “professioni d’aiuto”, inclusi i lifeguard. Vi sono tutta una serie di strumenti che è opportuno valutare al fine di migliorare questo delicato e particolare aspetto. Per esempio:

  1. Protocolli di supporto psicologico standardizzati: che prevedano interventi immediati (debriefing, first psychological aid) e a lungo termine (psicoterapia, follow-up) per i bagnini coinvolti in eventi traumatici.
  2. Formazione specifica: sulla gestione dello stress, sulla consapevolezza delle reazioni post-traumatiche e sull’importanza di chiedere aiuto.
  3. Sportelli d’ascolto e figure professionali dedicate: psicologi che possano offrire un supporto confidenziale e specializzato, senza timore di ripercussioni professionali.
  4. Cambiamento culturale: la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sull’importanza del benessere psicologico di questi professionisti, riconoscendoli come parte integrante del sistema di sicurezza e soccorso.
  5. Tutela legale e supporto sindacale: per accompagnare il bagnino anche nelle fasi giudiziarie, alleggerendo il carico di stress.

Questo articolo è dedicato alla memoria del lifeguard Matteo Formenti e a tutti i colleghi che si sentono, a seguito di eventi traumatici, in un difficile momento psicologico. Se vi trovate in uno stato di difficoltà emotiva e psicologica non vi dovete vergognare ma parlare è l’unica soluzione. Fatelo con i colleghi, con i vostri familiari ed amici e con il personale specializzato. 

Per supporto psicologico telefonico, puoi anche chiamare il numero verde 800.833.833