Tesoro, mi si sono ristretti i bagnini! per la seconda volta

Un’analisi sulla carenza strutturale di assistenti bagnanti: tra nuove riforme, nodi generazionali e il peso della responsabilità

La carenza di lavoratori stagionali nel settore del turismo non è più una notizia passeggera o una polemica estiva: è diventata un’emergenza strutturale. Nel comparto balneare la scarsità di forza lavoro colpisce il cuore stesso della sicurezza sulle nostre spiagge. Secondo i sindacati di categoria (come il SIB – Sindacato Italiano Balneari), in Italia mancano costantemente tra i 3.000 e i 4.000 assistenti bagnanti all’anno. Una situazione drammatica se si considera un dato fondamentale: senza un assistente in torretta, per legge, lo stabilimento o la piscina non possono nemmeno aprire.

Cosa c’è dietro questo mismatch (il disallineamento) tra domanda e offerta? Se un tempo le cause venivano cercate in ammortizzatori sociali ormai eliminati, basta ricordate la polemica relativa al reddito di cittadinanza del 2024 (ormai eliminato), oggi la realtà è molto più complessa e si snoda tra scossoni normativi, turni serrati e un profondo ricambio culturale.

Il caos normativo: la stretta sui brevetti e le deroghe salvagente

La vera tempesta che ha investito il settore riguarda la riforma del sistema di abilitazione. L’applicazione del nuovo decreto ministeriale ha completamente ridisegnato le linee guida per ottenere e rilasciare il brevetto:

  • Il nodo dei formatori: Le nuove regole hanno stabilito che solo i formatori con qualifiche sportive avanzate (legate ai parametri Snaq/CONI) possono preparare i futuri assistenti. Questo ha generato una paralisi organizzativa per molte storiche sezioni di salvamento, azzerando quasi la formazione di nuovi operatori in diverse regioni a ridosso delle stagioni.

  • La questione anagrafica: Il decreto prevedeva l’esclusione dei minori di 18 anni dalla possibilità di lavorare in torretta, fissando inoltre il limite massimo a 50 anni. Poiché storicamente gli under 18 (spesso studenti tra i 16 e i 17 anni) rappresentano circa il 50% della forza lavoro stagionale, il rischio di un blocco totale delle spiagge è stato altissimo. Solo grazie a un lungo braccio di ferro sindacale si è arrivati a una proroga d’emergenza che ha sospeso l’obbligo della maggiore età, permettendo ai minorenni di presidiare le torrette per garantire la sicurezza minima sui litorali.

Più offerta, orari rigidi e il fattore stipendio

Mentre il numero di nuovi brevettati effettivi cala o rimane bloccato nella burocrazia, la richiesta di mercato è esplosa. Negli ultimi vent’anni, hotel, resort e stabilimenti balneari hanno moltiplicato la presenza di piscine interne e parchi acquatici. Ognuna di queste strutture richiede obbligatoriamente almeno due assistenti bagnanti per coprire i turni.

A questo si aggiunge l’allungamento dei periodi di sorveglianza obbligatoria previsti dalle ordinanze balneari. La professione si scontra così con le richieste delle nuove generazioni: la rigidità dei turni (spesso 6 giorni su 7, festivi inclusi) spinge molti giovani a preferire impieghi più flessibili, come quelli legati alla gig economy o a professioni annuali in altri settori. Sul fronte retributivo, sebbene in alcune province virtuose si sia arrivati al rinnovo dei contratti integrativi per aumentare i minimi in busta paga e i bonus di fine stagione, i sindacati dei lavoratori continuano a denunciare che in troppe realtà gli stipendi restano non commisurati ai rischi e ai turni richiesti.

Una questione di responsabilità (e sicurezza pubblica)

Oltre ai fattori economici e normativi, permane un forte ostacolo culturale: il peso della responsabilità. Fare l’assistente bagnanti non significa semplicemente “stare al sole”, ma rispondere penalmente e civilmente della vita delle persone.

I dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità ricordano che in Italia si registrano ancora circa 350 decessi per annegamento all’anno. Lo stesso report evidenzia un dettaglio cruciale: nelle spiagge libere si registra il doppio degli annegamenti rispetto alle spiagge in gestione presidiate. L’assistente bagnanti svolge a tutti gli effetti un servizio di utilità e sicurezza pubblica.

Accettare un carico legale e sociale così elevato è una scelta che spaventa molti neopatentati, i quali finiscono per utilizzare il brevetto solo come punteggio per i concorsi militari o di Stato, lasciando il titolo chiuso in un cassetto e le torrette drammaticamente vuote.

Vi è un’ultima questione che aggrava questa apparente insostenibilità sistemica: i contratti di soli 3 o 4 mesi spingono i professionisti qualificati a cercare lavori annuali più stabili, disperdendo competenze preziose. Inoltre, questo sistema pesa sulle casse dello Stato, che deve erogare la disoccupazione (NASpI) nei mesi invernali a lavoratori che restano inattivi.

Nuovi problemi che richiedono nuove progettualità che abbiamo provato ad immaginare con il progetto “Guardiani del Territorio”:

  • La Nuova Figura (TPST): Si propone l’istituzione del Tecnico Polifunzionale di Sicurezza Territoriale, un dipendente pubblico (o di società partecipate) con contratto annuale. Possiede una doppia certificazione: una per il soccorso in mare (MIP) e una per la terraferma (rischio idrogeologico, antincendio boschivo, operatore forestale).

  • Destagionalizzazione e Gestione Comunale: Il servizio di salvataggio verrebbe centralizzato sotto la gestione dei Comuni. Finita la stagione estiva, i bagnini non verrebbero licenziati, ma riconvertiti nei mesi autunnali e invernali in squadre per la manutenzione di boschi, argini fluviali, verde pubblico e per il supporto alla Protezione Civile.

  • Il Modello Economico:

    • In estate: Finanziato dagli stabilimenti balneari tramite il Canone di Sicurezza Balneare (CSB), proporzionale al fronte mare. I balneari non assumerebbero più direttamente il personale, eliminando oneri burocratici e di gestione.

    • In inverno: Finanziato dirottando i fondi regionali/statali per il dissesto idrogeologico sulla prevenzione ordinaria invece che sulle emergenze post-disastro, unito al risparmio dello Stato sulle indennità di disoccupazione (NASpI).

L’obiettivo finale è un cambio di paradigma: standardizzare la sicurezza sulle coste e garantire una forza lavoro costante per la prevenzione ambientale, trasformando la precarietà in una risorsa per il territorio.