La domenica nera di Bondi, il salvataggio di massa

Domenica 6 febbraio 1938 era una tipica giornata di mare a Bondi Beach, la più celebre spiaggia australiana oggi set dell’action reality Bondi Rescue. Alla “spiaggia di Sydney” una folla di circa 35.000 persone era intenta a rinfrescarsi dalle calde temperature.

I bagnini del Comune di Waverley avevano segnalato l’area di balneazione sicura con le bandiere rosse e gialle, situata di fronte al Padiglione di Bondi. Una larga e consistente secca aveva fatto in modo che molti bagnanti si avventurassero più lontano del solito mantenendo sempre l’acqua all’altezza del petto. Dal primo pomeriggio la situazione cambiò rapidamente.

Rescue Italia_Surf Reel

Tom Meagher, il capo dei bagnini di Waverley (all’epoca chiamato “Chief Beach Inspector”) scrisse in una relazione ufficiale al Comune di Waverly l8 Febbraio riguardo agli eventi di quello che venne subito conosciuto come la “Domenica Nera“. “Con la marea calante dopo pranzo,  i bagnanti cominciarono ad avventurarsi più a largo … sulla secca dove avevamo il gruppo più numeroso …più avanti c’era un canale che portava fuori l’acqua scaricata sulla secca dalle onde. Prevedendo i problemi che potevano sopraggiungere erano stati portati in spiaggia altri otto sagole con recupero (surf reels) del Club di Surf di Bondi. Rapidamente dopo le 3 del pomeriggio, dopo un breve periodo di calma relativa nell’arrivo delle onde si abbatterono sulla spiaggia 5 o 6 onde molto alte in rapida successione. Queste onde colpirono violentemente molti bagnanti e li impaurirono.Le onde avevano alzato il livello dell’acqua, che quando l’acqua tornò verso il largo si creò una risacca terribile da spostare le circa 250 persone dalla secca, dove erano con l’acqua all’altezza del petto fino nel canale dove l’acqua era molto alta.  Fortunatamente nessuno di loro era più lontano di 75 metri dalla riva ma recuperare 250 persone completamente nel panico che si aggrappavano e sgraffiavano fra loro era qualcosa che non era mai stato nemmeno immaginato. Fortunatamente in quel momento 70 o 80 ragazzi del Club di Surf di Bondi erano venuti in spiaggia per organizzare un evento di surf. In un attimo tutti eravamo all’opera. Molti si avventurarono per fare i salvataggi senza l’opportuna attrezzatura. Altri portarono dei surf-o-planes (una sorta di materassino surfabile)  grazie a Basil MacDonald ed i suoi assistenti ( la famiglia MacDonald aveva un negozio a Bondi Beach) e riuscirono a tenere molte persone a galla. La paura di diffuse rapidamente sulla spiaggia appena il pubblico capì quanto pericolosa era diventata la situazione. I giornali dell’epoca descrissero la situazione come un pandemonio dove familiari ed amici cercavano disperatamente di aiutare i loro cari spesso intralciando l’opera dei bagnini.

Rescue Italia_Surf o Planes

Fu il primo salvataggio di massa nella storia dei bagnini di Bondi” raccontò Tom Meagher “prima d’allora non c’era un metodo per coprire un’emergenza di questo tipo. A mano a mano che i pericolanti venivano portati a riva la spiaggia appariva come un campo di battaglia, con tante persone bisognose di cure mediche d’emergenza. Circa 60 persone ricevettero il trattamento di rianimazione e di questi 40 erano veramente messi male. E’ stato erroneamente riportato, soprattutto dai giornali, che la secca franò portando questa folla in mare aperto, ma non è vero. L’impegno per la rianimazione fu in molti casi intralciato dalla folla, ognuno cercava i propri cari. Al tempo stesso i pazienti venivano portati al Club del Surf e al Padiglione dove ricevevano cure ed acqua calda… Un appello alla radio face arrivare in breve tempo più poliziotti, dottori, ambulanze e aiutanti per il primo soccorso. I dottori locali fecero un lavoro eccellente  e anche un dottore americano in visita, Marshall Dyer, diede un aiuto”.

Si è stimato che approssimativamente 250 persone ebbero bisogno d’aiuto, di cui 150 recuperate illese, 60 riportarono problemi da “immersione” (vicine all’annegamento), 35 erano quasi incoscenti, 4 uomini erano annegati. Gli uomini che morirono erano:  Bernard F. Byrne, Ronald D. McGregor, Charles L. Sauer conosciuto come” Sweet”, and Leslie R. Potter. Un uomo venne dato per disperso ed il suo corpo venne recuperato senza vita il giorno seguente. Era  Michael Kennedy detto “Taylor”.

Uno dei bagnini raccontò che venne colpito soprattutto dal panico che aveva preso gli uomini. Molti piangevano come delle ragazzine. Mentre le donne rimasero calme e fecero il loro possibile per rimanere a galla.

Con un bilancio di 250 persone recuperate e 5 morti, a tutt’oggi, il “Black Sunday” rimane il più grande salvataggio e la più grande tragedia nella storia delle spiagge australiane.

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